martedì 29 marzo 2016

Chi non muore si rilegge!


Titolo significativo per questo ritorno.
Come si può immaginare dagli ultimi post non è stato un inverno facile. Proprio per niente!
Mia madre sta un po’ meglio. Il cuore è sotto controllo ma l’inverno è stato costellato da crisi di ansia e panico che ci hanno portato più volte al Pronto Soccorso  e altrettante volte ne siamo usciti senza nessuna particolare diagnosi se non quella che…..la signora è un po’ ansiosa.
L’ansia è stata la Signora che ha imperato in questo lungo inverno.
L’utilizzo degli ansiolitici che in ospedale hanno somministrato con così tanta leggerezza hanno creato degli scompensi da cui è stato molto difficoltoso uscirne.
Ci sono stati momenti che abbiamo temuto un inizio di demenza senile e anche peggio  tanto era forte la confusione mentale e le allucinazione che mia madre aveva quotidianamente: ogni mattina vedeva sua madre e suo padre in casa che la esortavano ad alzarsi e a fare delle cose; continuava imperterrita a confondere me e mio fratello con sua sorella e suo fratello.
Crisi depressive una dietro l’altra e senso di prostrazione fisica e  mentale.
Abbiamo chiamato un geriatra per avere il suo parere. Fortunatamente (si fa per dire) nelle due settimane di ricovero mia madre è stata la donna più radiografata del mondo e tra i tanti esami c’era anche una TAC al cervello da cui si evinceva chiaramente che il cervello di mia madre  sta più che bene.
Il medico ci ha detto subito di interrompere l’ansiolitico che per un anziano è veleno e con tanta pazienza la situazione si è pian piano stabilizzata. Confusione mentale azzerata, niente più allucinazioni, qualche scivolone nell’ansia che però ora sta imparando a gestire con metodologie diverse.
Resta un po’ di tristezza a cui mia madre era poco avvezza e che ora domina un po’ le sue giornate.
Pian piano sta riprendendo a fare le cose che non riusciva più a fare come cucinare.
Ora resta da affrontare, prima sarebbe stato impensabile poterlo fare, la macchia sul polmone al quale  i medici che l’hanno visitata in questo periodo sembrano non dare così tanta importanza.
E’ una macchia sulla parte esterna del polmone che non intacca nessun organo vitale e che forse è lì da chissà quanto tempo. Il medico di famiglia ci ha detto che spesso negli anziani si formano queste neoplasie che però non hanno sviluppi veloci soprattutto a 85 anni.
Lei da quel punto di vista non ha nessun tipo di disturbo, tosse o altro.
Ora che sta un po’ meglio dovrei fissarle un appuntamento  con una radiologa per farle vedere tutta la cartella clinica  e decidere se è il caso di farle una terapia radiologica.
Io non so perché ma da questo punto di vista sono bloccata.
Ho paura di rompere quel fragile equilibrio che si è instaurato dopo questi mesi di follia.
Ho paura che lei non abbia la forza psicologica di affrontare un percorso che pur non invasivo la metterebbe comunque in ansia
Ho paura di fare più danno che beneficio (ma forse questo dovrei lasciarlo decidere ai medici)
Ho paura di non avere io la forza di sopportare altro dolore e tensioni.
La verità è questo inverno mi ha bloccato sotto molti punti di vista e mi sto accorgendo che sto vivendo con una sorta di ansia e timore per il futuro.
Mi sforzo ogni giorno di riportarmi al presente, al qui e ora, ma non è per niente semplice.
Quello che sta succedendo anche fuori dal mio piccolo mondo non aiuta ad avere fiducia, nemmeno nel presente.
Mai come in questo periodo sento  un senso fortissimo di precarietà e vulnerabilità.
Sarà solo stanchezza fisica e mentale? Non saprei dirlo ma sicuramente so che mi manca quella joie de vivre che mi porterebbe fuori da questi meccanismi cupi.
Un po’ di depressione? Mi verrebbe da pensarlo.
Quello che è certo è che devo riprendere a pensare un po’ a me stessa e fare qualcosa che mi faccia stare bene. Sento il bisogno di ritornare a quel posticino di pace dentro di me che so essere inattaccabile da tutto quello che c’è fuori.
Ho bisogno di riprendere a meditare e a prendermi cura di me sotto tanti punti di vista.
Ho bisogno di prendermi cura di me stessa per poter prendermi cura degli altri con una maggiore forza e decisione.
Sono stanca ma ho bisogno di scrivere di me e della vita che vorrei riprendere ad osservare mentre fluisce.
Ho bisogno di pensieri di vita pulsante!
In questi momenti ringrazio Dio di avermi dato una figlia che ti riporta volente o nolente al flusso della vita. Senza di lei oggi sarei persa e nello stesso tempo sono consapevole che la forza deve venire
Ma GRAZIE comunque a Dio, all’universo, agli angeli a chiunque in questo momento mi stia guardando con uno sguardo d’amore e comprensione .
E’ un post un po’ delirante lo so ma avevo bisogno di scriverlo

martedì 1 dicembre 2015

Novembre è finito!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Il mese di novembre è finito e questa volta mi ha lasciato veramente a pezzi.
Non so neanche da che parte cominciare per raccontare tutto quello che mi è successo da quando ho scritto il post precedente.
In pratica l’11novembre sono salita su un vagoncino delle montagne russe più alte del mondo e non sono ancora sicura di esserne scesa. Diciamo che se se sono scesa non me ne sono ancora accorta.
Mia madre è stata ricoverata l’11 per una leggera oppressione al torace. Essendo stata operata tre anni fa per inserimento stent abbiamo ritenuto opportuno portarla a Pronto Soccorso.
Due giorni di unita di terapia intensiva per diagnosticare che il  cuore funziona benissimo nonostante un lieve scompenso che è del tutto normale vista l’età.
Durante gli accertamenti in Pronto soccorso, da una lastra si accorgono di una piccola macchia al polmone.
Caduti tutti dal pero visto che mia madre non ha tosse né altri sintomi preoccupanti parte la routine degli esami (TAC, Pet e chi più ne ha ne metta) con le conseguenti attese lunghissime e snervanti.
Mia madre resta ricoverata.
Il 17 novembre arriva un responso dopo la prima Tac toracica e qui mi è crollato il mondo addosso e la paura N° 1 come figlia cioè quella di perdere mia madre si è materializzata davanti ai miei occhi.
Un individuo a cui faccio molta fatica ad abbinare il titolo di Dottoressa nel primo pomeriggio contatta mio fratello dicendo che l’esito della TAC è molto grave: neoplasia al polmone con metastasi alle ghiandole e sospetta metastasi ai reni.
Non ha ancora parlato con l’oncologo ma ci assicura che la diagnosi non sarebbe cambiata per cui avremmo potuto tranquillamente considerare mia madre terminale e portarla a casa aspettando i primi sintomi.
La telefonata di mio fratello credo che non me la dimenticherò più fino all’ultimo dei miei giorni.
In un attimo mi sono sentita figlia/bambina piccola e fragile, sicuramente non preparata a questo, gettata in un baratro di disperazione.
La cosa che più mi tormentava era come comportarsi con mia madre: dirle tutto?   mettersi una maschera e far finta di nulla? Per un pomeriggio ho creduto di impazzire e mi sono resa conto in un attimo di quali sono i veri problemi.
Mi sono chiesta come era possibile vivere questo Natale con la consapevolezza che sarebbe potuto essere l’ultimo.
Alla sera io e mio fratello ci ritroviamo all’ospedale e concertiamo un  modo per andare avanti ed affrontare tutto.
Appena entrati in reparto veniamo contattati da un'altra dottoressa che ci annuncia che l’oncologo ha visionato la TAC e tutto quello che è stato detto alle 13 è stato contraddetto nel giro di una conversazione durata 5 minuti e poi riconfermata il giorno  dopo dal primario: non esiste metastasi da nessuna parte, la lesione è medio piccola e in una paziente di 84 anni assolutamente curabile con delle sedute di radioterapia. Le cure sono consigliabili ma vista l’età non così urgenti.
Questa è stata la prima ripidissima discesa delle montagne russe. A leggerla così una dovrebbe solo tirare un sospiro di sollievo ed essere felice ma vi garantisco che non è così semplice risalire dal baratro da dove quell’essere ci aveva ficcati solo qualche ora prima. Prima di continuare vi posso assicurare che ho sottolineato in modo molto marcato cosa avevo vissuto a causa di un componente dell’equipe.
Ripartono altre analisi: Tac al cervello per scongiurare che ci siano altre forme tumorali (pare che il cervello, in questi casi, sia collegato al polmone) e PET total body per scongiurare qualsiasi tipo di metastasi sfuggita alla Tac.
Altri giorni di attesa e alla fine tutte le analisi sono negative.
Mia madre esce Giovedì, felice e contenta di ritornare a casa.
A lei abbiamo detto la verità (ovviamente evitando la diagnosi della microcefalo) e lei sembra averla presa bene. Sembra forse!
Il venerdì successivo stavo per scrivere un post di questa avventura quando mio fratello mi chiama e mi dice che la mamma non sta bene. Fa fatica a respirare, ha dolori dappertutto, mal di schiena, mal di stomaco ecc ecc.
Chiamiamo la guardia medica che non riscontra nessun parametro sballato, andiamo al 118 perché mia madre era completamente andata fuori di testa e andiamo per la seconda volt a in Pronto Soccorso.
Qui un medico ci chiede se abbiamo dato a mia madre il Lexotan serale.
Seconda caduta dal pero! Il Lexotan serale??????
Premetto che all’atto delle dimissioni  (ad opera sempre della microcefalo) ci hanno riconfermato la terapia delle medicine che segue normalmente cambiando solo un farmaco per la pressione (più leggero) di cui ci hanno fornito la ricetta.
All’essere troglodita travestito da dottoressa è sfuggito  di farci notare che nella terapia delle dimissioni era stato indicato che ogni sera mia madre (così come tutti gli altri pazienti) veniva somministrato  il Lexotan come ansiolitico (20 gocce) ma pensando che nel frigo insieme al latte teniamo  abitualmente anche gli ansiolitici si è guardata bene dal farci la ricetta.
Morale: noi abbiamo tolto di botto il Lexotan e mia madre ha avuto una crisi d’ansia perché anche al Pronto Soccorso non hanno trovato assolutamente nulla. Credo che ad oggi mia madre sia perfettamente analizzata e visitata nonché rivoltata come un calzino.
Ora mia madre non ha mai fatto uso di ansiolitici per cui ora stiamo valutando con il medico di base  come abbassare la dose gradualmente per non incorrere in altri attacchi di panico.
In tutto questo ho saltato il passaggio che nella prima dimissione dall’ospedale le hanno dimenticato l’ambaradan dell’ago nel braccio tenuto per tutto  il periodo e che il nostro medico curante, alla richiesta di uscire per toglierlo ci ha risposto che la difficoltà è nel mettere l’ago, non nel tirarlo via.
Peccato che mia madre ha fatto uso di anticoagulanti e quando finalmente si è deciso ad uscire ha avuto difficoltà lui a toglierlo.
Tutto questo per dire che la mia fiducia verso il personale sanitario, già bassa alla partenza, ha avuto un vero e proprio collasso e temo che non si riprenderà molto facilmente.
Per quanto mi riguarda sono quasi tre settimane che vivo in un costante clima di tensione, stomaco bloccato, fame scomparsa, botte ai nervi ogni volta che suona il telefono.
Ieri sera, dopo l’ultimo tentativo di toglerle il Lexotan (veramente l’ultimo fino a quando ci diranno come toglierlo gradualmente) ha iniziato a sentire una leggera oppressione al petto. Razionalmente ci siamo detto che dopo enne elettrocardiogrammi non poteva essere il cuore. 20 goccine di ansiolitico e si è ripresa subito nel giro di un quarto d’ora.
Ecco queste sono state le mie ultime tre settimane.
L’altalena di emozioni da figlia è difficile da scrivere e non è stato per niente semplice viverle, però c’è sempre una piccola Pollyanna (ve la ricordate?) che si agita dentro di me e che deve trovare il lato positivo a tutte le sfighe, vediamo un po’:
Il rapporto con mio fratello si è aperto improvvisamente. Lui è un po’ orso e non c’è mai stato un grande dialogo fra noi due ma, in questi casi di emergenza,  siamo una macchina da guerra perfetta anche perché siamo consapevoli che reciprocamente possiamo chiedere qualsiasi cosa all’altro e la otteniamo senza timore e senza tentennamenti
Gli voglio un mondo di bene a mio fratello e il pomeriggio in cui siamo scivolati insieme nel baratro della disperazione, anche se eravamo due adulti che si confrontavano io ho visto anche due bambini che si tenevano per mano e si dicevano “io per te ci sono sempre”
Mia madre è una colonna per noi anche se siamo il doppio di lei. Sono così felice ora di averla ancora tra di noi, anche se a volte mi fa incazzare la sua difficoltà nel reagire.
Apparente difficoltà perché lei fa parte di una generazione che non ha nulla a che vedere con noi in quanto a forza e a resilienza. Ha la forza della semplicità che alla lunga è la più tosta.
Ultimo lato positivo: cavoli ho perso 5 kg in tre settimane!!! Non si era mai visto!

Questa è la mia situazione ad oggi…..siamo in  WORK IN PROGRESS!

mercoledì 11 novembre 2015

Bruttissima giornata

11 novembre 1978
Vidi mio padre per l'ultima volta

11 novembre 2015
Mia madre è ricoverata per una leggera ischemia e questo sarebbe niente. Durante gli esami hanno scoperto una piccola macchiolina sul polmone

Si attende esito Tac

L'11 novembre è decisamente una giornata orribile per non dire peggio

Vado a dormire.....se ci riesco!



martedì 10 novembre 2015

Essere o non essere



Da un po’ di giorni mi chiedo se la mia vera indole sia quella di vivere da sola oppure in mezzo alle persone.

Durante la settimana  le mie giornate sono piuttosto intense e piene di persone intorno a me al lavoro.

Peraltro nel mio posto di lavoro ci sono un paio di persone che conosco da molto tempo ed è nata una bella amicizia con frequentazione anche fuori dal lavoro, per cui unisco l’utile al dilettevole.

Poi esco di corsa e mi precipito a casa perché c’è mia figlia che magari, quando non ha impegni pomeridiani, e da un po’ che aspetta il mio rientro (almeno per ora). E la cosa non mi dà fastidio, anzi. Mi piace rientrare, prepararle una buona cena, sentire  com’è andata la giornata nei particolari (per quanto riguarda la scuola vengo aggiornata telefonicamente appena esce) oppure semplicemente stare con lei a fianco guardando un film o qualche altro programma di comune interesse.

Poi man mano che arriva il venerdì sento il bisogno di staccare e di restare un po’ per conto mio  (mia figlia è spesso con il padre nel week end)  e fantastico con la  testa sulle cose che potrei fare, dalle più semplici,come andare al cinema o farmi una passeggiata o nuotata, a quelle in cui si richiede un po’ più di organizzazione, come un viaggetto in un'altra città per una mostra o per incontrare amicizie che non vedo mai quotidianamente.

Mi piace pensare a questi programmi e sento che  sono cose che, al solo pensiero,  mi rendono serena, mi fanno arrivare virtualmente linfa vitale.

Poi arriva il week end e SBAM!  mi siedo psicologicamente e fisicamente e di questa cosa ne soffro.

In prima battuta vengo sommersa dalle commissioni che vengono relegate nel fine settimana come spesa, lavatrici, stiraggio (sempre di meno perché lo odio)  ma alla fine non faccio nulla che realmente mi faccia stare bene e mi faccia rilassare.

Poi il Lunedì successivo quando riprendo l’altra quotidianità per almeno l’intera   mattinata mi sento di cattivo umore per non essere riuscita a combinare nulla.

Questa spaccatura tra il pensato ed il vissuto  mi sta facendo riflettere molto e mi sono anche chiesta questa apatia da dove esce.

Normalmente  quando sono in coppia riesco ad essere molto più vitale  e mi lascio coinvolgere in nuove iniziative. Divento io stessa più coinvolgente.

Però c’è un però: è da un po’ che non vivo in coppia e non ho nemmeno una grande spinta a trovare un compagno di vita in questo momento.

Troppe delusioni, troppe ferite e troppe paure di essere ancora ferita mi bloccano e soprattutto non mi fanno guardare in giro.

Spesso ho pensato e ne sono anche fermamente convinta che tutte quelle delusioni, ferite e paure me le ritrovo sui fianchi, sul sedere e sulle cosce: hanno creato una bella corazza di impenetrabilità e, perché no, anche di un potenziale allarme per chi tenta di avvicinarmi : ATTENZIONE, ATTENZIONE lasciatemi in pace perché non ne vale nemmeno la pena, come vedete sono così poco desiderabile.

Questa è una convinzione fortissima dentro di me.

Ho pensato di frequentare maggiormente le amiche ma anche quando sono cercata, le evito come se rinchiudermi nella casetta mi faccia stare protetta  dai pericoli e dalle insidie, rendendomi conto perfettamente che in questo modo non sto vivendo.

E’ depressione? Please ditemi no!

Mi chiedo se sia meglio rompere questo circolo vizioso modificando la realtà esteriore  oppure aspettare che qualcosa cambi dentro per poi cambiare il fuori.

Non so se sono stata molto chiara ma non ho voglia di credere di essere entrata in un tunnel di tristezza e svogliatezza da cui è impossibile uscirne da soli.

Voglio pensare di potercela fare da sola.

Se rileggo questo post mi sembra di avere a che fare con una donna in piedi su un davanzale al decimo piano ma credetemi sono abbastanza serena  e lucida oggi.

Tutto questo ragionamento è scaturito  leggendo le imprese di due mie amiche che sono andate a vivere in un eco villaggio, una comune costituita da una decina di persone che vivono insieme tutti i giorni , tutte le ore e tutti  i minuti, costruendo un progetto, confrontandosi quotidianamente e con grande apertura verso chi li avvicina dall’esterno.

E’ una situazione che mi rende bipolare: nello stesso tempo mi esalta e mi atterrisce.

Magari prossimamente mi organizzo un piccolo viaggetto  per andarle a trovare.

mercoledì 4 novembre 2015

Scommettiamo?


Ci sono giorni in cui  mi vedo, nel lontano futuro, una vecchietta acida e insofferente   brandire a mo'  di arma un bastone; già nel presente ho un animo  fatto di yoghurt che si sta lentamente ma inesorabilmente impossessando di me.
Solo oggi ho collezionato una serie di  insofferenze verso gli egoisti, i buonisti, e gli  ipocriti che non si sopportano a vicenda ma si riempiono di sorrisi  fasulli perché le circostanze lo  richiedono.

L’unica cosa che riesco a fare è quello di controllare degli impetuosi VAFFANCULO che uscirebbero dalle mie labbra.
Purtroppo ho anche questo problema che posso essere una maschera impenetrabile ma se qualcuno mi sta sulle palle si capisce immediatamente, e non perché io sia una persona particolarmente  limpida e trasparente,  ma proprio perché diventa  una questione di vita e di morte dimostrare la mia insofferenza.

Eh beh nessuno è perfetto!
L’ultima incazzatura  in ordine di apparizione è stata quella di sentirmi chiedere da una collega se i sindacati possono fare qualcosa sul cambio degli orari d’ufficio in modo da poter uscire prima alla sera.

Tutto normale se non che:

  • La collega in questione è un egoista esagerata che pensa al suo tornaconto sempre e comunque. Mai una  volta si è mostrata solidale verso la richiesta di altre colleghe con problematiche diverse dalla sua.

  • Su  60 persone in ufficio solo in 4 andiamo alle riunioni sindacali perché tutti gli altri si chiudono in ufficio a quattro mandate per non essere visti nei dintorni della riunione sindacale

  • La collega in questione è decisamente la più attenta a non farsi notare in zona riunione sindacale

  • I sindacati mi hanno chiesto più volte  di propormi alle votazioni come rappresentante. Ho declinato perché rappresentare i conigli non è il mio forte. Fforse semplicemente ho un animo battagliero ma non così da portare avanti lotte sindacali

Mentre l'individuo di cui sopra  stava seducendo un altra collega che la stava guardando adorante e speranzosa,  mi sono limitata a suggerire, senza sorriso sulle labbra, di partecipare alle riunioni se si vogliono portare avanti delle richieste per tutti. Poi ho abbassato la testa e sono andata avanti a lavorare.

A questo punto si aprono le scommesse:  per quanto mi riguarda sono matematicamente certa che la collega in questione riuscirà nello scopo....… ma solo per se stessa!

Invito  quelli a cui piace il rischio  a scommettere cospicue somme.

lunedì 2 novembre 2015

Aaaahhhhhhh è tornato Novembre!

Torno in sordina perché ieri è iniziato il mese per me più difficile.
Le cose più terribili e nefaste mi sono accadute in questo mese.
Prima fra tutte la morte di mio padre quando avevo 16 anni: e già questa da sola basterebbe per farmi odiare questo mese.
Inizia un periodo in cui io resto quasi in apnea  sperando che scivoli via velocemente, e manco farlo apposta Ottobre è durato un nano secondo mentre questo mese durerà un semestre.

Never mind!

Manco decisamente da un bel pezzo e continua a sollazzarmi l’idea di chiudere questo blog e magari riaprirne un altro: poi mi blocco perché la trovo una cosa senza senso, come scappare da un vissuto: è una cosa piuttosto inutile.
Decisamente sono diventata pigra a scrivere e sono piuttosto sonnecchiosa con la mente.
Ho idee e opinioni su tutto quello che mi succede intorno, divento piuttosto battagliera in alcune lotte che devo affrontare nella mia vita ma poi quando si tratta di scriverne mi fermo perché mi sembra sempre di dover fare troppi preamboli e infinite premesse.
Mi piacerebbe dare un taglio a questo blog legandolo ad un progetto  o ad un interesse (cucina, pensieri sulla dieta, cambio di stile di vita, meditazione, lavori a maglia ecc) ma poi divento apatica e tutto si addormenta.
Vedo che qualcuno scuote la testa vedendoci un po’ di depressione: ci sono giorno che nego fino alla morte di averla altri che qualche sospetto viene pure a me.
E’ indubbio che un po’ di energia mi manchi e invece le cose  da affrontare sono tantissime. Talmente tante da avere qualche problema ad assegnare le priorità.
Sicuramente una priorità in questi mesi è cercare di capire che indirizzo dare alla “pargoletta” una volta finite le medie.
Il mio pessimismo cosmico mi fa dubitare che lei possa passare l'esame di terza media ma cerco di non dare troppo peso ai miei biechi pensieri e mi proietto al futuro.

Liceo? Quale tipo di liceo? Istituto  tecnico? Qualche corso che ne so di intagliatrice del legno?

Gli insegnanti consigliano di parlare con i figli ma a volte mi chiedo se gli insegnanti sono esseri che si riproducono.
Fortunatamente parlando con gli altri genitori il problema si ridimensiona, più che altro perché ti rendi conto che sono tutti uguali: a 13 anni non hanno minimamente l’idea di cosa fare nella propria vita o meglio hanno troppe idee che cambiano ogni 2/3 giorni.
Mia figlia finora è passata da istruttrice di equitazione, veterinaria, pasticcera, maestra, però forse le lingue mi possono servire, ma il classico non c’è troppo da studiare?   E così via in un turbinio di professioni e tentativi di studiare poco.
Che fatica!

Nei prossimi week end partirà il tour degli open day: l’unica certezza è quella di non sfiorare minimamente lo scientifico.


Mia figlia e la matematica sono due binari che non si incroceranno MAI!

P.S.  Beh questo nuovo sfondo così carico di libri non mi dispiace affatto

mercoledì 27 maggio 2015

Il senso di fallimento


In questo momento sono in ufficio immersa in un oasi di tranquillità.
Non accade mai.
Tre quarti dell’Azienda si è trasferita al Festival del Fitness di Rimini e l’altro quarto sta lavorando con tranquillità e serenità su tutto il resto perché si sa che il fatturato non lo tiri su solo in Romagna.
Io con il mio fianco svettante sono tra quelle che non sono degne di stare allo stand, l’immagine aziendale ne sarebbe compromessa.
Da quando ho preso consapevolezza di questo aspetto, tante cose di cui non riuscivo a darmi una spiegazione si stanno mettendo nell’ordine giusto.
Stamattina in autobus stavo parlando con una persona che lavora nel palazzo ma in un'altra azienda, di questo aspetto per cui a chi corre (non sul lavoro come me ma con le scarpette da jogging) viene concesso molto più tempo in pausa e viene comunque considerato.
Lei allibita mi guarda e candidamente mi dice “ma allora tu non hai possibilità?”
Si, direi che prima della mia presa di coscienza l’avrei guardata con astio per questa battuta, ora invece mi compiaccio semplicemente della sua perspicacia e mi basta sapere che se perdo un quarto di me posso diventare tranquillamente “la più brava della classe”
Ok ok torno a pensare che devo farlo per la mia salute.
Sto cercando di tenere un minimo di ordine alimentare nella mia giornata, provo a non mangiare fuori pasto e a non pasticciare. D’altro canto il fuori pasto è quello che mi frega principalmente perché anni di diete mi hanno portato  a preparare, in modo totalmente naturale, dei pranzi bilanciati.
Nel fuori pasto la mia fantasia  raggiunge dei livelli altissimi.
In questi giorni sto cercando di capire anche qual è lo stato d’animo che mi fa scivolare nella ricerca del cibo senza freni e senza pensieri.
C’è chi mangia per tristezza o  per nervosismo o per riempire un vuoto oppure per noia: ecco io mangio per tutti questi motivi insieme e lo faccio pure come premio per quando sono felice, soddisfatta oppure sono riuscita a fare qualcosa di veramente gratificante per me.
Insomma per me il cibo è conforto, premio e godimento.
Tutto questo complica la mia giornata: soffro di una forma di amnesia dietetica.
Io mi alzo al mattino consapevole che sono a dieta, va tutto bene fino a circa alle 18, esco dall’ufficio  e … puff….. amnesia….. mi dimentico tutto.
Dovrei girare con una di quelle scritte lampeggianti al neon  davanti agli occhi: SONO A DIETA!
Alla sera sento proprio il bisogno di lasciarmi andare e non pensare a quello che mangio.
Mi chiedo se in questa fase devo continuare ad ascoltarmi e  fare da sola oppure  devo decidermi a  chiedere aiuto a qualcuno.
Sento il fallimento come una presenza continua e costante che mi accompagna che sia sola o accudita.
In Azienda abbiamo una nutrizionista che si occupa di fare incontri con le persone per insegnare a mangiare meglio e li segue nel percorso. E’ una persona veramente seria, carina, preparata  e molto disponibile.
Spesso ci fermiamo a chiacchierare ma io non ho mai sfiorato con lei l’argomento dieta.
Ultimamente la incontro e da dentro sento una vocina che mi dice “dai parlale, dille che hai bisogno di lei, dille che hai bisogno di un controllo perché da sola non riesci”.
E poi rinuncio.
Perché forse la lego all’Azienda e un po’ questa cosa mi dà fastidio
Perché mi vergogno di pesarmi davanti a lei
Perché ……ho paura del solito fallimento e di doverlo ammettere.
E’ una strada in salita, moooolto in salita!