martedì 10 novembre 2015

Essere o non essere



Da un po’ di giorni mi chiedo se la mia vera indole sia quella di vivere da sola oppure in mezzo alle persone.

Durante la settimana  le mie giornate sono piuttosto intense e piene di persone intorno a me al lavoro.

Peraltro nel mio posto di lavoro ci sono un paio di persone che conosco da molto tempo ed è nata una bella amicizia con frequentazione anche fuori dal lavoro, per cui unisco l’utile al dilettevole.

Poi esco di corsa e mi precipito a casa perché c’è mia figlia che magari, quando non ha impegni pomeridiani, e da un po’ che aspetta il mio rientro (almeno per ora). E la cosa non mi dà fastidio, anzi. Mi piace rientrare, prepararle una buona cena, sentire  com’è andata la giornata nei particolari (per quanto riguarda la scuola vengo aggiornata telefonicamente appena esce) oppure semplicemente stare con lei a fianco guardando un film o qualche altro programma di comune interesse.

Poi man mano che arriva il venerdì sento il bisogno di staccare e di restare un po’ per conto mio  (mia figlia è spesso con il padre nel week end)  e fantastico con la  testa sulle cose che potrei fare, dalle più semplici,come andare al cinema o farmi una passeggiata o nuotata, a quelle in cui si richiede un po’ più di organizzazione, come un viaggetto in un'altra città per una mostra o per incontrare amicizie che non vedo mai quotidianamente.

Mi piace pensare a questi programmi e sento che  sono cose che, al solo pensiero,  mi rendono serena, mi fanno arrivare virtualmente linfa vitale.

Poi arriva il week end e SBAM!  mi siedo psicologicamente e fisicamente e di questa cosa ne soffro.

In prima battuta vengo sommersa dalle commissioni che vengono relegate nel fine settimana come spesa, lavatrici, stiraggio (sempre di meno perché lo odio)  ma alla fine non faccio nulla che realmente mi faccia stare bene e mi faccia rilassare.

Poi il Lunedì successivo quando riprendo l’altra quotidianità per almeno l’intera   mattinata mi sento di cattivo umore per non essere riuscita a combinare nulla.

Questa spaccatura tra il pensato ed il vissuto  mi sta facendo riflettere molto e mi sono anche chiesta questa apatia da dove esce.

Normalmente  quando sono in coppia riesco ad essere molto più vitale  e mi lascio coinvolgere in nuove iniziative. Divento io stessa più coinvolgente.

Però c’è un però: è da un po’ che non vivo in coppia e non ho nemmeno una grande spinta a trovare un compagno di vita in questo momento.

Troppe delusioni, troppe ferite e troppe paure di essere ancora ferita mi bloccano e soprattutto non mi fanno guardare in giro.

Spesso ho pensato e ne sono anche fermamente convinta che tutte quelle delusioni, ferite e paure me le ritrovo sui fianchi, sul sedere e sulle cosce: hanno creato una bella corazza di impenetrabilità e, perché no, anche di un potenziale allarme per chi tenta di avvicinarmi : ATTENZIONE, ATTENZIONE lasciatemi in pace perché non ne vale nemmeno la pena, come vedete sono così poco desiderabile.

Questa è una convinzione fortissima dentro di me.

Ho pensato di frequentare maggiormente le amiche ma anche quando sono cercata, le evito come se rinchiudermi nella casetta mi faccia stare protetta  dai pericoli e dalle insidie, rendendomi conto perfettamente che in questo modo non sto vivendo.

E’ depressione? Please ditemi no!

Mi chiedo se sia meglio rompere questo circolo vizioso modificando la realtà esteriore  oppure aspettare che qualcosa cambi dentro per poi cambiare il fuori.

Non so se sono stata molto chiara ma non ho voglia di credere di essere entrata in un tunnel di tristezza e svogliatezza da cui è impossibile uscirne da soli.

Voglio pensare di potercela fare da sola.

Se rileggo questo post mi sembra di avere a che fare con una donna in piedi su un davanzale al decimo piano ma credetemi sono abbastanza serena  e lucida oggi.

Tutto questo ragionamento è scaturito  leggendo le imprese di due mie amiche che sono andate a vivere in un eco villaggio, una comune costituita da una decina di persone che vivono insieme tutti i giorni , tutte le ore e tutti  i minuti, costruendo un progetto, confrontandosi quotidianamente e con grande apertura verso chi li avvicina dall’esterno.

E’ una situazione che mi rende bipolare: nello stesso tempo mi esalta e mi atterrisce.

Magari prossimamente mi organizzo un piccolo viaggetto  per andarle a trovare.

2 commenti:

  1. Non saprei dirti se la si può definire depressione, credo di no, anche perchè altrimenti saresti circondata da troppi nella tua stessa condizione.
    Da soli si fa più fatica ad uscire, ad affrontare il mondo là fuori, ed il calduccio rassicurante delle nostre quattro mura sono magnetiche! Io penso che siano periodi e circostanze che ci fanno rintanare e l'autunno non aiuta,poi è anche una forma di difesa proprio guardando il passato.Il pensato ed il vissuto sono comunque parte di noi stesse, se non fai qualcosa credo sia perchè in realtà non è quello che ti fa stare bene.
    Tu sei stata chiara io non so.... un abbraccio ^_^

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  2. Ma no... è che a volte ci si fa prendere dalla routine... Io cerco di fare almeno una cosa carina fuori alla settimana perchè ho passato mesi in cui il sabato era solo spesa e divano e se da unaparte ci si riposa dall'altra si rimane con un pugno di mosche in mano. Certo ho sempre unapigna di pani immensa che mi aspetta.. certoi mestieri nons ono fatti granchè...

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