martedì 15 novembre 2016

Sono qui

Ritorno in punta di piedi.

Apro le finestre per far cambiare un po’ l’aria ma non mi azzardo a togliere la polvere dai mobili, che non si sa mai,  dovessi sparire ancora.

Rileggendo il blog mi accorgo che ne è passata dell’acqua sotto i ponti e le ultime volte che ho scritto si riferivano al terribile mese di novembre dell’anno scorso.

E’ stato uno dei momenti più brutti della mia vita e mi ha segnato tanto, più di quanto potessi immaginare.

Le paure sono aumentate a livello esponenziale, ho il terrore del telefono che suona, giro ormai da quasi un anno con il cellulare senza suoneria per non sobbalzare ogni due per tre.

Alcuni giochini al computer di cui ho abusato in quel periodo come “svuotatesta” ora mi creano dei flash back fortissimi per cui, appena sposto “caramelle” piuttosto che perdermi in solitari, riemergono nella mente  delle situazioni emotive che mi gettano in stati di ansia piuttosto pesanti.

In realtà la situazione dallo scorso inverno è cambiata moltissimo e mia  madre che da 5 anni non usciva più di casa e  che, dopo le ultime disavventure, scivolava un giorno sì e l’altro pure, in attacchi di panico e crisi depressive, si è ripresa e ha fatto accadere anche ‘o miracolo: ad  agosto ha deciso di iniziare a scendere le scale e alla fine è riuscita anche ad uscire e a fare i suoi giretti e poi risalire ben 4 piani a piedi.

Questo ha generato un ondata di ottimismo in lei e di fiducia che credo le abbia portato un gran beneficio. Di questo l’unico meritevole, oltre a lei, è mio fratello che, con il suo fare burbero e introverso, l’ha accompagnata in questi passi e si è sempre premurato di controllarle i livelli della pressione dopo le escursioni.

Su questo fronte, niente da dire, lui è il più grande.

Io sono contenta di questi suoi passi ma mi rendo conto di essere molto apprensiva verso di lei e a   ogni minima cosa divento estremamente apprensiva ed entro subito in ansia.

Tutto questo per dire che non sto proprio vivendo serenamente e se a questo aggiungo che siamo di nuovo a novembre mese che,  come più volte dichiarato, detesto con tutte le mie forze, la situazione non è per niente rosea.

Passano gli anni e sto maturando una triste consapevolezza, ovvero che l ‘unico  posto in cui mi sento veramente bene e in cui sono tranquilla è il lavoro: non ci vuole un genio per capire che questa cosa è, a dir poco, drammatica.

Mi rendo conto di aver perso i contatti con me stessa e con i miei interessi, e faccio una fatica incredibile a riprendermi e a pensare un po’ a me stessa.

Visto le facce preoccupate di chi mi sta vicino, credo si colgano abbastanza chiaramente le avvisaglie di una depressione strisciante.

Non ho amore per me stessa sia fisicamente che psicologicamente, non ho cura della mia casa che vorrei rendere più accogliente e calda ed invece riordino e pulisco in modo sempre più superficiale, giusto per non farla assomigliare ad un porcile.

I miei interessi….hanno perso di interesse e tutto quello che amavo, lo yoga, la meditazione,  camminare, viaggiare non mi appartengono più.

L’unico interesse che regge è la lettura a cui dedico sempre un po’ di tempo al giorno e che comunque sento che è un angoletto sacro ed intoccabile della mia vita.

La cosa che mi preoccupa maggiormente è la consapevolezza di non avere nessuna voglia di crearmi degli interessi: tutta la mia mente è orientata al lavoro dove, sicuramente sono apprezzata e anche tanto, ma anche lì i riconoscimenti sono sempre a parole.

Oltre al resto ho anche una figlia che sto seguendo come una brava mamma ma con grandissima fatica.

In poche parole il senso del dovere è sotto controllo (come da una vita d’altronde) è il piacere ed il lasciarsi andare che hanno dei seri problemi.

Mi rendo conto che ci sono alcuni pensieri che sono come dei vampiri, si attaccano alla mente e mi succhiano la linfa vitale. Sono pensieri che riguardano il  futuro e non il presente.

Hai voglia a raccontarmi che il futuro non sai mai cosa ti riservi, che devo vivere radicata al presente, che spesso la vita ci sorprende (non sempre positivamente) e i giorni futuri spesso prendono una piega completamente diversa.

Hai voglia a raccontarmi tutto questo, i miei vampirelli sono molto più tenaci.

Prima o poi ne parlerò, prima o poi darò un corpo anche  se solo per iscritto a questi mostriciattoli della mia mente. 

Non ora però.

Ora dovrei concentrarmi a sistemare la mia persona e farla tornare ad essere una donna desiderabile anche se solo da me, a fare della mia casa un luogo accogliente, a buttare via tutto il superfluo che la mia “distrazione” ha accumulato (non sono un accumulatore seriale sia chiaro), a riprendermi gli spazi della mia vita e delle mie passioni.


Non è per niente facile e non so nemmeno da che parte cominciare ma in qualche modo devo muovermi.

mercoledì 11 maggio 2016

Una brutta persona


In un blog privato uno dovrebbe sentirsi libero di scrivere un po’ quello che gli pare.
Devo purtroppo ammettere  che quando uno deve raccontare aspetti negativi della propria persona un po’ di reticenza salta fuori ed è proprio  dura.
Essendo una veterana di diete e periodi più o meno lunghi di “astinenza” da cibo voluttuoso spesso nella vita ho incontrato i cosiddetti (da me) “disturbatori” o anche detti (nei momenti di peggiore incazzatura) “rompicoglioni alimentari”.
Sono coloro che appena tu dichiari la tua decisione di intraprendere un sano percorso di salute alimentare, si trasformano all’istante in individui impossibili che:
  • ti propongono qualsiasi genere di leccornie e inviti a pranzo per cercare di renderti la vita un po’ più difficile;
  • ti demotivano subito fin dall’inizio dicendoti che non riuscirai mai a raggiungere l’obiettivo e tempo una settimana avrai dimenticato tutti i tuoi buoni propositi.
  • ti dicono una frase che mi fa incazzare al massimo “sei più simpatica quando non fai la dieta” come se la tua personalità fosse legata in modo indissolubile alle calorie che ingerisci
  • avverti un filo di ostilità nei tuoi confronti che si attenua solo quando inizi a sgarrare


In questo periodo anziché essere vittima di disturbatori sono diventata parte attiva e, non dico di fare tutto quello che ho scritto ma qualcosa in me si muove in quel senso e, mi vergogno come una ladra,  ma lo sto facendo e in maniera anche un po’ accanita.
La mia collega dopo averci sfracassato a tutti su fatto che è una balena, che si fa schifo e che non riesce ad essere costante, ha deciso di mettersi a dieta.
Ora scriverò dei punti che sembrano voler essere una giustificazione alla mia cattiveria ma voglio assolutamente dichiarare a mia difesa che non voglio assolutamente trovare delle scuse  e che mi detesto per il mio modo di pensare di questi ultimi tempi, ma qualche premessa deve essere  fatta:

  •      La collega che si dichiara balena avrà a malapena una decina di kg da perdere contro i miei che sono più o meno il triplo. Per cui  quando si disprezza davanti a tutti io di rimando sento di fare schifo tre volte tanto.
  •     Quando si mette a dieta l’annuncio è un qualcosa che l’effetto “ globalizzazione” sembra un fatto assolutamente provinciale. Lo dice a tutti e per tutto il giorno racconta nei minimi particolari cosa stia mangiando e la fatica che fa ad affrontare questo percorso. La dieta diventa l’unico argomento  possibile.
  •      In media le sue diete durano ore e non giorni  e quando riprende a mangiare ti racconta nei minimi particolari di cosa si abbuffa, facendoti scatenare una fame atavica.
  •        Quando è a dieta come oggi, ti porta in ufficio una bomba chiamata la “”treccia di Panarello” (non so se la conoscete) che solo a nominarla mi aumenta la salivazione, chiedendoti più volte di mangiarla come se fosse giusto e sacrosanto che io possa rimpinzarmi di tutto ciò. Mi sorge sempre qualche  dubbio: o non ci vede bene, o pensa che io debba prendere un po’ di peso perché mi vede deperita oppure è proprio stronza e pensa che per me sia ormai una partita persa in partenza.

Detto ciò  io mi  autodenuncio e ammetto di comportarmi veramente  male, ho una forma di ostilità nei suoi confronti e una tendenza a cercare di metterla in difficoltà che a volte è decisamente un po’ esagerata.
So da dove esce tutto questo, dalla mia incapacità in questo periodo di darmi una regola e di pensare ad uno stile di vita più sano.
Il cibo è un grande consolatore e anche il mio peggior nemico. Io ci provo a farlo diventare il mio migliore amico ma il nostro rapporto è sempre stato un po’ malato.
Sono come quelle coppie dove il marito mena la moglie ma lei si ostina a rimanere perché prima o poi lei riuscirà a farlo cambiare .
In un caso o nell’altro il rapporto cambia solo ed esclusivamente quando si inizia a volersi più bene e a mettersi al primo posto prima di chiunque altro.
C’è un altro modo di vivere il cibo  come un aiuto per vivere meglio .
In questo periodo invece io cerco di anestetizzare il mio dolore e i miei vuoti con il cibo e non riesco a interrompere la spirale discendente che mi sta facendo del male.
Sto pensando di rivolgermi ad una nutrizionista che mi possa seguire passo passo perché sta diventando veramente difficile farcela da sola.
A livello nozionistico sono preparatissima, so cosa si deve fare e non fare, cosa mangiare e cosa evitare, so ogni cosa ma mi manca sentirmi seguita, ascoltata e accolta in questo percorso che temo sarà lunghissimo.
Tutto questo mi provoca una profonda rabbia e un senso di incapacità che sto sfogando sulla ignara collega che, potrà avere pure dei difetti, ma non può essere considerata  la causa scatenante del mio disagio.
Ora cerco di stare tranquilla e di procedere nella giornata con un minimo di distacco cercando di elevarmi dalla fanghiglia in cui sono finita.


Vogliatemi bene lo stesso.

lunedì 9 maggio 2016

Il termometro della situazione attuale....

...... è dato dalle ultime telefonate a mia madre. 
Dopo tanto tempo riesco a sentirla ancora ridere,  alla domanda come stai mi risponde “bene dai!”, sento che ha ripreso il passo che aveva prima della giostra sui cui siamo saliti tutti a novembre dell’anno scorso.

Ho ripreso i miei ritmi, la sento tutte le settimane e vado a trovarla un week end si e uno no: lo so sono una figlia terribile ma questo passa il convento.  Sono un autonoma famigliare e non ci posso fare niente: ci sono al 100% quando c’è bisogno ma diversamente  lasciatemi i miei spazi altrimenti divento un po’ indigesta per chi mi sta attorno.

Finalmente tutti gli strascichi lasciati da quei maledetti ansiolitici se ne sono andati e dopo un inverno passato al ritmo di una visita al Pronto Soccorso  ogni tre settimane ( viaggi spesso dovuti a veri e propri attacchi di panico) oggi sono ben due mesi che non vediamo più un Pronto Soccorso (shhh non lo diciamo troppo ad alta voce).

Insomma la mia mamma è tornata tra di noi!

Un po’ più invecchiata dopo quest’ultima esperienza ma a Settembre sono sempre 85 candeline da spegnere e purtroppo questo è il senso di marcia.

Da tutta questa vicenda ne sono uscita pure io con le ossa rotte. Mi sento ancora adesso molto insicura ed incerta verso il futuro. Ho provato una paura indicibile quando una idiota di dottoressa ci aveva ufficiosamente comunicato che mia madre era in piena metastasi salvo poi avere gli esiti degli esami e rendersi conto che il problema numero uno di mia madre è il suo cuore e non certo la macchietta sul polmone .

Il medico di famiglia continua a sostenere di curarle sempre il cuore che a 85 quella macchia sul polmone è tutto fuorchè pericolosa:  io ho sempre un po’ l’ansia alla mattina quando mi sveglio e penso che debba intervenire in qualche modo, essendo consapevole comunque  che la agiterei e romperei ancora una volta  il suo equilibrio.

Questo è un pensiero che mi porta via un bel po’ di energia e non ho ancora deciso il da farsi.

Oltre a questo stress, c’è quello dell’esame di terza media della figlioletta.

Ho seguito alcune riunioni con gli insegnanti in preparazione dell’esame e mi sono scaturite un paio di riflessioni.

Ne parlano come se l’esame di maturità fosse uno scherzo a confronto: 5 giorni di scritti più un orale in cui devono preparare una tesi su un argomento che però deve essere multidisciplinare e pertanto coinvolgere almeno 5/6 materie.

Ma dico stiamo scherzando?  Sono esami di terza media cavoli!

Io ancora oggi ho gli incubi sull’esame di maturità ma sinceramente non ho assoluta memoria degli esami di terza media (è vero che sono passati 40 anni ma non devono essere stati così terribili).
Come tutti gli anni la figlioletta sta cercando di recuperare qualche insufficienza e non mi sembra particolarmente in ansia, o forse non lo dà a vedere.

Al contrario io lo sono e non lo nascondo nemmeno tanto bene: ogni pretesto è buono per tirare fuori l’esame imminente, dalla interrogazione da preparare allo zucchero nel caffelatte per arrivare ai vestiti sporchi da mettere nella cesta del bucato. Non so come ma riesco a trovare interfacce con tutti gli aspetti della sua vita. A me la tesi verrebbe benissimo J

Quando esagero,  lei comunque sa sempre come mettermi al mio posto.
La frase tormentone di questo periodo è “mamma stai tranquilla, lascia fare a me”.

L’altra perla di saggezza di mia figlia invece è venuta fuori di recente sul lato dieta e dimagrimento:  il mio eterno  e irrisolto problema.

Mentre sono sempre alla disperata ricerca di trovare una motivazione profonda che mi faccia scattare la molla  per cominciare la faticosa discesa dalla montagna dei chili, mia figlia arriva con la sua assoluta tranquillità e mi dice “mamma dobbiamo sempre tenerci in forma e agili perché non si sa mai in quale situazione ci si possa trovare  e se non siamo in forma (notare che non usa mai la parola grasso per evitare le saette della madre) possiamo anche non cavarcela: ad esempio se sei in una situazione in cui devi scappare per salvarti, come fai se sei fuori forma (escludendo ovviamente quella tonda!) ?”

Il ragionamento non fa una piega!


Potrei anche risponderle che se siamo su un piano inclinato potrei lasciarmi rotolare e mi salverei prima ti tutti gli altri, dubito però che possa accettarla come ipotesi, ragion per cui proviamo anche con lo spauracchio dell’"inferno di cristallo" imminente……  visto mai che funzioni.

martedì 29 marzo 2016

Chi non muore si rilegge!


Titolo significativo per questo ritorno.
Come si può immaginare dagli ultimi post non è stato un inverno facile. Proprio per niente!
Mia madre sta un po’ meglio. Il cuore è sotto controllo ma l’inverno è stato costellato da crisi di ansia e panico che ci hanno portato più volte al Pronto Soccorso  e altrettante volte ne siamo usciti senza nessuna particolare diagnosi se non quella che…..la signora è un po’ ansiosa.
L’ansia è stata la Signora che ha imperato in questo lungo inverno.
L’utilizzo degli ansiolitici che in ospedale hanno somministrato con così tanta leggerezza hanno creato degli scompensi da cui è stato molto difficoltoso uscirne.
Ci sono stati momenti che abbiamo temuto un inizio di demenza senile e anche peggio  tanto era forte la confusione mentale e le allucinazione che mia madre aveva quotidianamente: ogni mattina vedeva sua madre e suo padre in casa che la esortavano ad alzarsi e a fare delle cose; continuava imperterrita a confondere me e mio fratello con sua sorella e suo fratello.
Crisi depressive una dietro l’altra e senso di prostrazione fisica e  mentale.
Abbiamo chiamato un geriatra per avere il suo parere. Fortunatamente (si fa per dire) nelle due settimane di ricovero mia madre è stata la donna più radiografata del mondo e tra i tanti esami c’era anche una TAC al cervello da cui si evinceva chiaramente che il cervello di mia madre  sta più che bene.
Il medico ci ha detto subito di interrompere l’ansiolitico che per un anziano è veleno e con tanta pazienza la situazione si è pian piano stabilizzata. Confusione mentale azzerata, niente più allucinazioni, qualche scivolone nell’ansia che però ora sta imparando a gestire con metodologie diverse.
Resta un po’ di tristezza a cui mia madre era poco avvezza e che ora domina un po’ le sue giornate.
Pian piano sta riprendendo a fare le cose che non riusciva più a fare come cucinare.
Ora resta da affrontare, prima sarebbe stato impensabile poterlo fare, la macchia sul polmone al quale  i medici che l’hanno visitata in questo periodo sembrano non dare così tanta importanza.
E’ una macchia sulla parte esterna del polmone che non intacca nessun organo vitale e che forse è lì da chissà quanto tempo. Il medico di famiglia ci ha detto che spesso negli anziani si formano queste neoplasie che però non hanno sviluppi veloci soprattutto a 85 anni.
Lei da quel punto di vista non ha nessun tipo di disturbo, tosse o altro.
Ora che sta un po’ meglio dovrei fissarle un appuntamento  con una radiologa per farle vedere tutta la cartella clinica  e decidere se è il caso di farle una terapia radiologica.
Io non so perché ma da questo punto di vista sono bloccata.
Ho paura di rompere quel fragile equilibrio che si è instaurato dopo questi mesi di follia.
Ho paura che lei non abbia la forza psicologica di affrontare un percorso che pur non invasivo la metterebbe comunque in ansia
Ho paura di fare più danno che beneficio (ma forse questo dovrei lasciarlo decidere ai medici)
Ho paura di non avere io la forza di sopportare altro dolore e tensioni.
La verità è questo inverno mi ha bloccato sotto molti punti di vista e mi sto accorgendo che sto vivendo con una sorta di ansia e timore per il futuro.
Mi sforzo ogni giorno di riportarmi al presente, al qui e ora, ma non è per niente semplice.
Quello che sta succedendo anche fuori dal mio piccolo mondo non aiuta ad avere fiducia, nemmeno nel presente.
Mai come in questo periodo sento  un senso fortissimo di precarietà e vulnerabilità.
Sarà solo stanchezza fisica e mentale? Non saprei dirlo ma sicuramente so che mi manca quella joie de vivre che mi porterebbe fuori da questi meccanismi cupi.
Un po’ di depressione? Mi verrebbe da pensarlo.
Quello che è certo è che devo riprendere a pensare un po’ a me stessa e fare qualcosa che mi faccia stare bene. Sento il bisogno di ritornare a quel posticino di pace dentro di me che so essere inattaccabile da tutto quello che c’è fuori.
Ho bisogno di riprendere a meditare e a prendermi cura di me sotto tanti punti di vista.
Ho bisogno di prendermi cura di me stessa per poter prendermi cura degli altri con una maggiore forza e decisione.
Sono stanca ma ho bisogno di scrivere di me e della vita che vorrei riprendere ad osservare mentre fluisce.
Ho bisogno di pensieri di vita pulsante!
In questi momenti ringrazio Dio di avermi dato una figlia che ti riporta volente o nolente al flusso della vita. Senza di lei oggi sarei persa e nello stesso tempo sono consapevole che la forza deve venire
Ma GRAZIE comunque a Dio, all’universo, agli angeli a chiunque in questo momento mi stia guardando con uno sguardo d’amore e comprensione .
E’ un post un po’ delirante lo so ma avevo bisogno di scriverlo

martedì 1 dicembre 2015

Novembre è finito!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Il mese di novembre è finito e questa volta mi ha lasciato veramente a pezzi.
Non so neanche da che parte cominciare per raccontare tutto quello che mi è successo da quando ho scritto il post precedente.
In pratica l’11novembre sono salita su un vagoncino delle montagne russe più alte del mondo e non sono ancora sicura di esserne scesa. Diciamo che se se sono scesa non me ne sono ancora accorta.
Mia madre è stata ricoverata l’11 per una leggera oppressione al torace. Essendo stata operata tre anni fa per inserimento stent abbiamo ritenuto opportuno portarla a Pronto Soccorso.
Due giorni di unita di terapia intensiva per diagnosticare che il  cuore funziona benissimo nonostante un lieve scompenso che è del tutto normale vista l’età.
Durante gli accertamenti in Pronto soccorso, da una lastra si accorgono di una piccola macchia al polmone.
Caduti tutti dal pero visto che mia madre non ha tosse né altri sintomi preoccupanti parte la routine degli esami (TAC, Pet e chi più ne ha ne metta) con le conseguenti attese lunghissime e snervanti.
Mia madre resta ricoverata.
Il 17 novembre arriva un responso dopo la prima Tac toracica e qui mi è crollato il mondo addosso e la paura N° 1 come figlia cioè quella di perdere mia madre si è materializzata davanti ai miei occhi.
Un individuo a cui faccio molta fatica ad abbinare il titolo di Dottoressa nel primo pomeriggio contatta mio fratello dicendo che l’esito della TAC è molto grave: neoplasia al polmone con metastasi alle ghiandole e sospetta metastasi ai reni.
Non ha ancora parlato con l’oncologo ma ci assicura che la diagnosi non sarebbe cambiata per cui avremmo potuto tranquillamente considerare mia madre terminale e portarla a casa aspettando i primi sintomi.
La telefonata di mio fratello credo che non me la dimenticherò più fino all’ultimo dei miei giorni.
In un attimo mi sono sentita figlia/bambina piccola e fragile, sicuramente non preparata a questo, gettata in un baratro di disperazione.
La cosa che più mi tormentava era come comportarsi con mia madre: dirle tutto?   mettersi una maschera e far finta di nulla? Per un pomeriggio ho creduto di impazzire e mi sono resa conto in un attimo di quali sono i veri problemi.
Mi sono chiesta come era possibile vivere questo Natale con la consapevolezza che sarebbe potuto essere l’ultimo.
Alla sera io e mio fratello ci ritroviamo all’ospedale e concertiamo un  modo per andare avanti ed affrontare tutto.
Appena entrati in reparto veniamo contattati da un'altra dottoressa che ci annuncia che l’oncologo ha visionato la TAC e tutto quello che è stato detto alle 13 è stato contraddetto nel giro di una conversazione durata 5 minuti e poi riconfermata il giorno  dopo dal primario: non esiste metastasi da nessuna parte, la lesione è medio piccola e in una paziente di 84 anni assolutamente curabile con delle sedute di radioterapia. Le cure sono consigliabili ma vista l’età non così urgenti.
Questa è stata la prima ripidissima discesa delle montagne russe. A leggerla così una dovrebbe solo tirare un sospiro di sollievo ed essere felice ma vi garantisco che non è così semplice risalire dal baratro da dove quell’essere ci aveva ficcati solo qualche ora prima. Prima di continuare vi posso assicurare che ho sottolineato in modo molto marcato cosa avevo vissuto a causa di un componente dell’equipe.
Ripartono altre analisi: Tac al cervello per scongiurare che ci siano altre forme tumorali (pare che il cervello, in questi casi, sia collegato al polmone) e PET total body per scongiurare qualsiasi tipo di metastasi sfuggita alla Tac.
Altri giorni di attesa e alla fine tutte le analisi sono negative.
Mia madre esce Giovedì, felice e contenta di ritornare a casa.
A lei abbiamo detto la verità (ovviamente evitando la diagnosi della microcefalo) e lei sembra averla presa bene. Sembra forse!
Il venerdì successivo stavo per scrivere un post di questa avventura quando mio fratello mi chiama e mi dice che la mamma non sta bene. Fa fatica a respirare, ha dolori dappertutto, mal di schiena, mal di stomaco ecc ecc.
Chiamiamo la guardia medica che non riscontra nessun parametro sballato, andiamo al 118 perché mia madre era completamente andata fuori di testa e andiamo per la seconda volt a in Pronto Soccorso.
Qui un medico ci chiede se abbiamo dato a mia madre il Lexotan serale.
Seconda caduta dal pero! Il Lexotan serale??????
Premetto che all’atto delle dimissioni  (ad opera sempre della microcefalo) ci hanno riconfermato la terapia delle medicine che segue normalmente cambiando solo un farmaco per la pressione (più leggero) di cui ci hanno fornito la ricetta.
All’essere troglodita travestito da dottoressa è sfuggito  di farci notare che nella terapia delle dimissioni era stato indicato che ogni sera mia madre (così come tutti gli altri pazienti) veniva somministrato  il Lexotan come ansiolitico (20 gocce) ma pensando che nel frigo insieme al latte teniamo  abitualmente anche gli ansiolitici si è guardata bene dal farci la ricetta.
Morale: noi abbiamo tolto di botto il Lexotan e mia madre ha avuto una crisi d’ansia perché anche al Pronto Soccorso non hanno trovato assolutamente nulla. Credo che ad oggi mia madre sia perfettamente analizzata e visitata nonché rivoltata come un calzino.
Ora mia madre non ha mai fatto uso di ansiolitici per cui ora stiamo valutando con il medico di base  come abbassare la dose gradualmente per non incorrere in altri attacchi di panico.
In tutto questo ho saltato il passaggio che nella prima dimissione dall’ospedale le hanno dimenticato l’ambaradan dell’ago nel braccio tenuto per tutto  il periodo e che il nostro medico curante, alla richiesta di uscire per toglierlo ci ha risposto che la difficoltà è nel mettere l’ago, non nel tirarlo via.
Peccato che mia madre ha fatto uso di anticoagulanti e quando finalmente si è deciso ad uscire ha avuto difficoltà lui a toglierlo.
Tutto questo per dire che la mia fiducia verso il personale sanitario, già bassa alla partenza, ha avuto un vero e proprio collasso e temo che non si riprenderà molto facilmente.
Per quanto mi riguarda sono quasi tre settimane che vivo in un costante clima di tensione, stomaco bloccato, fame scomparsa, botte ai nervi ogni volta che suona il telefono.
Ieri sera, dopo l’ultimo tentativo di toglerle il Lexotan (veramente l’ultimo fino a quando ci diranno come toglierlo gradualmente) ha iniziato a sentire una leggera oppressione al petto. Razionalmente ci siamo detto che dopo enne elettrocardiogrammi non poteva essere il cuore. 20 goccine di ansiolitico e si è ripresa subito nel giro di un quarto d’ora.
Ecco queste sono state le mie ultime tre settimane.
L’altalena di emozioni da figlia è difficile da scrivere e non è stato per niente semplice viverle, però c’è sempre una piccola Pollyanna (ve la ricordate?) che si agita dentro di me e che deve trovare il lato positivo a tutte le sfighe, vediamo un po’:
Il rapporto con mio fratello si è aperto improvvisamente. Lui è un po’ orso e non c’è mai stato un grande dialogo fra noi due ma, in questi casi di emergenza,  siamo una macchina da guerra perfetta anche perché siamo consapevoli che reciprocamente possiamo chiedere qualsiasi cosa all’altro e la otteniamo senza timore e senza tentennamenti
Gli voglio un mondo di bene a mio fratello e il pomeriggio in cui siamo scivolati insieme nel baratro della disperazione, anche se eravamo due adulti che si confrontavano io ho visto anche due bambini che si tenevano per mano e si dicevano “io per te ci sono sempre”
Mia madre è una colonna per noi anche se siamo il doppio di lei. Sono così felice ora di averla ancora tra di noi, anche se a volte mi fa incazzare la sua difficoltà nel reagire.
Apparente difficoltà perché lei fa parte di una generazione che non ha nulla a che vedere con noi in quanto a forza e a resilienza. Ha la forza della semplicità che alla lunga è la più tosta.
Ultimo lato positivo: cavoli ho perso 5 kg in tre settimane!!! Non si era mai visto!

Questa è la mia situazione ad oggi…..siamo in  WORK IN PROGRESS!

mercoledì 11 novembre 2015

Bruttissima giornata

11 novembre 1978
Vidi mio padre per l'ultima volta

11 novembre 2015
Mia madre è ricoverata per una leggera ischemia e questo sarebbe niente. Durante gli esami hanno scoperto una piccola macchiolina sul polmone

Si attende esito Tac

L'11 novembre è decisamente una giornata orribile per non dire peggio

Vado a dormire.....se ci riesco!



martedì 10 novembre 2015

Essere o non essere



Da un po’ di giorni mi chiedo se la mia vera indole sia quella di vivere da sola oppure in mezzo alle persone.

Durante la settimana  le mie giornate sono piuttosto intense e piene di persone intorno a me al lavoro.

Peraltro nel mio posto di lavoro ci sono un paio di persone che conosco da molto tempo ed è nata una bella amicizia con frequentazione anche fuori dal lavoro, per cui unisco l’utile al dilettevole.

Poi esco di corsa e mi precipito a casa perché c’è mia figlia che magari, quando non ha impegni pomeridiani, e da un po’ che aspetta il mio rientro (almeno per ora). E la cosa non mi dà fastidio, anzi. Mi piace rientrare, prepararle una buona cena, sentire  com’è andata la giornata nei particolari (per quanto riguarda la scuola vengo aggiornata telefonicamente appena esce) oppure semplicemente stare con lei a fianco guardando un film o qualche altro programma di comune interesse.

Poi man mano che arriva il venerdì sento il bisogno di staccare e di restare un po’ per conto mio  (mia figlia è spesso con il padre nel week end)  e fantastico con la  testa sulle cose che potrei fare, dalle più semplici,come andare al cinema o farmi una passeggiata o nuotata, a quelle in cui si richiede un po’ più di organizzazione, come un viaggetto in un'altra città per una mostra o per incontrare amicizie che non vedo mai quotidianamente.

Mi piace pensare a questi programmi e sento che  sono cose che, al solo pensiero,  mi rendono serena, mi fanno arrivare virtualmente linfa vitale.

Poi arriva il week end e SBAM!  mi siedo psicologicamente e fisicamente e di questa cosa ne soffro.

In prima battuta vengo sommersa dalle commissioni che vengono relegate nel fine settimana come spesa, lavatrici, stiraggio (sempre di meno perché lo odio)  ma alla fine non faccio nulla che realmente mi faccia stare bene e mi faccia rilassare.

Poi il Lunedì successivo quando riprendo l’altra quotidianità per almeno l’intera   mattinata mi sento di cattivo umore per non essere riuscita a combinare nulla.

Questa spaccatura tra il pensato ed il vissuto  mi sta facendo riflettere molto e mi sono anche chiesta questa apatia da dove esce.

Normalmente  quando sono in coppia riesco ad essere molto più vitale  e mi lascio coinvolgere in nuove iniziative. Divento io stessa più coinvolgente.

Però c’è un però: è da un po’ che non vivo in coppia e non ho nemmeno una grande spinta a trovare un compagno di vita in questo momento.

Troppe delusioni, troppe ferite e troppe paure di essere ancora ferita mi bloccano e soprattutto non mi fanno guardare in giro.

Spesso ho pensato e ne sono anche fermamente convinta che tutte quelle delusioni, ferite e paure me le ritrovo sui fianchi, sul sedere e sulle cosce: hanno creato una bella corazza di impenetrabilità e, perché no, anche di un potenziale allarme per chi tenta di avvicinarmi : ATTENZIONE, ATTENZIONE lasciatemi in pace perché non ne vale nemmeno la pena, come vedete sono così poco desiderabile.

Questa è una convinzione fortissima dentro di me.

Ho pensato di frequentare maggiormente le amiche ma anche quando sono cercata, le evito come se rinchiudermi nella casetta mi faccia stare protetta  dai pericoli e dalle insidie, rendendomi conto perfettamente che in questo modo non sto vivendo.

E’ depressione? Please ditemi no!

Mi chiedo se sia meglio rompere questo circolo vizioso modificando la realtà esteriore  oppure aspettare che qualcosa cambi dentro per poi cambiare il fuori.

Non so se sono stata molto chiara ma non ho voglia di credere di essere entrata in un tunnel di tristezza e svogliatezza da cui è impossibile uscirne da soli.

Voglio pensare di potercela fare da sola.

Se rileggo questo post mi sembra di avere a che fare con una donna in piedi su un davanzale al decimo piano ma credetemi sono abbastanza serena  e lucida oggi.

Tutto questo ragionamento è scaturito  leggendo le imprese di due mie amiche che sono andate a vivere in un eco villaggio, una comune costituita da una decina di persone che vivono insieme tutti i giorni , tutte le ore e tutti  i minuti, costruendo un progetto, confrontandosi quotidianamente e con grande apertura verso chi li avvicina dall’esterno.

E’ una situazione che mi rende bipolare: nello stesso tempo mi esalta e mi atterrisce.

Magari prossimamente mi organizzo un piccolo viaggetto  per andarle a trovare.